
OTTAVIO BOTTECCHIA 1 Agosto 1894 – 15 Giugno 1927
Ottavio Bottecchia nacque a San Martino di Colle Umberto (TV) il 1 agosto del 1894. Dopo due anni di studi elementari, inizia a lavorare nei campi. In seguito svolge il mestiere di calzolaio presso la bottega di un conoscente del padre e poi diventa carret- tiere e muratore. Sviluppa da subito una passione per la bicicletta e le pendenze arcigne.
Il 5 novembre 1914 è chiamato alle armi e viene arruolato tra i bersaglieri ciclisti porta ordini. Qui partecipa a gare tra commilitoni, vincendole tutte con grande distacco. Si distingue per le sue azioni di guerra contro le armate austriache tanto che nel 1917 gli viene conferita la medaglia di bronzo al valore militare. Nel 1919 viene congedato e ritorna a San Martino dove riprende a lavo- rare come muratore tra il Veneto ed il Friuli. In quell’anno, quando non lavora come carrettiere trasportando legna dai boschi del Cansiglio, disputa delle gare amatoriali assieme agli amici Zille, Cimetta, Maniago e Turchetto.
Passa dilettante e vince il Giro del Piave, la Coppa della Vittoria e Duca d’Aosta. Inoltre è terzo al Giro del Friuli e undicesimo alla Coppa Sangiusto a Trieste. Il 6 novembre dello stesso anno sposa Caterina Tonel. L’anno successivo da diletttante vince la Coppa Gallo a Osimo, il Circuito del Piave, il
Giro del Veneto, il Giro del Friuli, il Giro del Grappa a Montebelluna, mentre è secondo nella Coppa San Giorgio a Porto San Gior- gio e nella Gran Corsa Pirelli.
Tra una competizione e l’altra continua il suo lavoro come carrettiere per permettere alla sua famiglia di mangiare. Il 2 settembre di quell’anno nasce la primogenita Elena Giovanna che morirà 6 mesi dopo di difteri- te.
Bottecchia non si scoraggia e affronta con la bicicletta le difficolttà della vita. Diventta professionista juniores ed ottiene sin da subito grandi risultati tra i quali si annove- rano il trediciesimo posto al Giro del Veneto, secondo alla Coppa Abbazia, ottavo alla XX Settembre, secondo al Giro del Sannio e dell’Irpinia e ottavo al Giro di Lombardia.
Nel 1923, a ventinove anni, decide di andare a Milano, nlla sede della Gazzetta dello Sport, per iscriversi al Giro d’Italia. In corsa fa impallidire Girardengo e Brunero. In classifica arriva quinto ed un uomo dell’organizzazione del Tour de France lo segnala al Patron francese. Così l’Automoto recluta Ottavio tra le sue fila e cominciano gli anni migliori della sua carriera.
A lui non interessa troppo la fama. Corre per vivere, per sopravvivere e con i soldi del secondo posto a quel suo primo Tour de France si fabbrica la casa a Pordenone, assieme al fratello Umberto. Nello stesso
anno nasce la figlia Fortunata Vittoria.
L’anno successivo è il 1924, l’appuntamen- to con la Grande Boucle assomiglia ad un appuntamento col destino. Bottecchia, che in Francia hanno ribattezzato Botescià, si scatena e sulle montagne vince il Tour de France con 35‘36” di vantaggio su Nicolas Frantz. È il primo italiano a riuscire nella grande impresa. Nello stesso anno è quito alla Milano-Sanremo, ottavo alla Paris-Tours oltre che a raccogliere numerosi successi su pista a Milano, Ferrara, Bologna ed Alessandria. In coppia con Girardengo vince la 100km di Milano.
Il 1925 è l’anno della conferma, vince il secondo Tour de France con 54’20” di van- taggio su Lucien Buysse. Un successo abba- gliante che lo fa uscire completamente dall’anonimato, anche se lui non è cambia- to di una virgola. È ancora l’Ottavio secco e taciturno di sempre.
Bissa con Girardengo il successo nella 100km a Milano, vince la 100 giri individua- le nel medesimo velodromo ed è primo al Criterium Campano. Nello stesso anno partecipa a una lunga tournée in Sud Ame- rica in compagnia del fedele amico Alfonso Piccin e nasce anche il suo terzogenito Danilo Amerigo.
Nel 1926 la gente lo attende in Francia, ma le cose non vanno troppo bene e si ritira
dal Tour de France alla decima tappa quando è undicesimo in classifica; mentre è secondo al Giro dei Paesi Baschi e quarto al Giro di Lombardia. In quell’anno inizia l’attività di fabbricante delle biciclette con marchio Bottecchia assieme a Teodoro Carnelli.
Vuole riscattarsi nel 1927 all’alba dei 34 anni, ma una serie di difficoltà gli sbarrano la strada. Il 23 maggio 1927 muore il fratel- lo Giovanni investito da un’automobile. A seuito della grande perdita, Ottavio si impegna per ottenere un risarcimento eco- nomico in favore della cognata vedova che però non si concretizzerà mai.
Una mattina del 3 giugno 1927 lo ritrovano agonizzante, quasi irriconoscibile, su una salitella nei pressi di Peonis (UD). La para- bola iniziata d’improvviso si conclude quasi allo stesso modo il 15 giugno 1927, senza che nessuno ne potesse intuire la fine. La scomparsa prematura di Ottavio Bottecchia resta ancora oggi avvolta nel mistero. La dinamica di una poco probabile caduta non coincide con la frattura della scatola cranica che lo condusse alla morte. Un’incognita che attraversa gli anni fino ad oggi. Anche questo forse ha contribuito a renderlo una leggenda.

